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LA VITA DEL CARBONAIO •    LA CARBONAIA -•    IL CARBONE

La stagione del carbonaio iniziava con la definizioni dei lotti per il taglio del bosco, attraverso delle aste comunali: una volta assegnate le zone boschive intere compagnie di carbonai, all’inizio della primavera, partivano per rimanere sulle montagne a volte anche fino ad autunno inoltrato.
Spesso partivano anche le mogli ed i figli, che potevano rendersi molto utili nei periodi di maggior lavoro, quali ad esempio il taglio della legna e l’estrazione del carbone.
I carbonai dovevano adempire a tutte le necessità primarie: per primo, la dimora.
Venivano erette in luoghi reputati idonei (importante era la vicinanza dell’acqua) dei casolari detti cason: si trattava di una capanna di legno occupata per la maggior parte da una lettiera costruita con paletti di legni di 5-6 cm di diametro e ricoperta da frasche; a fianco della porta c’era il focolare.
L’alimentazione era essenziale: polenta, legumi secchi, formaggio, patate, più raramente uova fresche e verdura di stagione.  Le suppellettili venivano create sul posto, lavorando con abilità il legno.
L’acqua costituiva il problema principale: era indispensabile oltre che per le necessità umane, anche per spegnere eventuali focolai d’incendio al momento dell’estrazione del carbone.
Ove non c’erano pozze naturali (la cui acqua limacciosa andava bollita e filtrata), ci si ingegnava nel recuperare l’acqua piovana.
La donna aveva nella vita di una compagnia di carbonai un ruolo essenziale: provvedeva alla vita domestica, alla cucina, all’allevamento di animali, alla cura di un piccolo orto e in più fungevano da aiuto per le attività specifiche della preparazione del carbone.


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